leadership femminile: la metafora della gravidanza

Profilo-gravidanzaPer esperienza personale, anche se decidi di avere figli, la tua scelta, per quanto riguarda le aspettative e l’immagine di quanto accadrà e ti accadrà nella realtà… è totalmente inconsapevole per quanto sorprendente!

Se non hai mai avuto figli prima… penso tu non possa e non riesca ad avere idea della trasformazione totale e totalizzante che si verificherà in te, nonostante tutti i libri e approfondimenti che leggerai, nonostante tutti i racconti e consigli più o meni personali o professionali che riceverai.

Forse al secondo figlio questo sarà diverso… almeno in parte… ma non lo so ancora… ve lo racconterò.


Ora vorrei ftulipano-fiorituraermarmi alla gravidanza… la prima… quel periodo di transizione inimmaginabile di cambiamento fisico, emotivo, cerebrale e comportamentale.

Come ogni cambiamento, per quanto immaginato, pianificato ed organizzato possa essere, quando lo viviamo… diventa unico, complesso, ricco ed inimmaginabile.

Ma rispetto a tutte le esperienze ed i relativi cambiamenti che ogni esperienza ha portato in me (da una malattia molto grave in età infantile, alla semplice pubertà per passare all’adolescenza, dal primo innamoramento al primo lutto, dalla scelta del lavoro e del percorso professionale e in generale di vita) la gravidanza è stata la prima – e al momento l’unica – che, nonostante fosse “standardizzata”  nel suo processo (il progesterone che causa un rallentamento del nostro ritmo per fare spazio ed accogliere una nuova vita; la pancia che – tanto o poco – crescerà etc,,,,) e  prevedibile in alcune sue “criticità ” (dalle nausee agli sbalzi di umore), mi ha letteralmente sorpresa, emotivamente stravolta, fisicamente sorpresa, cerebralmente dato consapevolezza di me e, da un punto di vista comportamentale, trasformata.

Sono anche certa che, scrivendo ora sotto gli effetti dell’ossitocina (l’ormone dell’amore e della cura – che personalmente distribuirei gratuitamente in tutto il mondo) queste mie parole siano totalmente imparziali e da verificare… ma sai una cosa… è proprio di questo che sto parlando: del cambiamento totalizzante che sto vivendo rispetto a tutto quanto vissuto ora.


Nella vita di ogni donna si presentano eventi particolari definiti dal punto di vista psicologico come situazioni di crisi: momenti cioè in cui una situazione di difficoltà richiede un salto, una crescita psicologica, un passaggio a un nuovo stato maturativo. Sono la pubertà, il primo rapporto sessuale, il parto, la menopausa: tutti momenti accompagnati da esperienze fisiche di disagio o dolore; tutti momenti in cui è comunque richiesta alla donna una pausa, una riflessione, una rielaborazione del proprio stadio precedente per poter chiudere dietro di sé un cancello e procedere così ad una nuova fase della vita. Situazioni analoghe sembrano mancare, da un punto di vista biologico, nella vita degli uomini.

Ma a ben vedere, fin dall’antichità gli uomini maschi hanno inventato rituali maschili che sottolineano precisi momenti di passaggio: per diventare uomini i ragazzi per secoli si sono sottoposti a prove più o meno difficili e fisicamente stressanti e dolorose, proprio a sottolineare la necessità di estendere i propri limiti per ritrovarsi alla fine più forti e più saggi. Queste prove di iniziazione, inventate per gli uomini, nella vita della donna esistono naturalmente.

E la gravidanza, per quanto possa essere volontaria o meno, non è uno stato di crisi nella sua accezione negativa, ma diventa un’opportunità che neanche nei più geniali ed innovativi rituali maschili possiamo trovare e che richiede, comunque, un salto, una crescita psicologica, un passaggio a un nuovo stato maturativo unico.

(Come Scrisse Einstein nel 1956[1]: “… è nella crisi che sorgono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sè stesso senza essere superato… senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è il merito…”).

E allora perché parlare di “metafora della gravidanza“?

Perché in ogni percorso o progetto sulla leadership femminile creato, erogato, realizzato e implementato, ho sempre identificato un presupposto:

  • Se non entri realmente in connessione con te… se non ti accetti e soprattutto se prima non scopri le tue potenzialità, i tuoi talenti, le tue capacità e non impari ad usarle con coscienza e metodo, non serve parlare di leadership… la prima leader di te stessa sei tu stessa.
  • Per alcune si tratta di una competenza innata, per altre è una competenza che può essere appresa.
  • Alla base di entrambe c’è una forte consapevolezza della propria femminilità, della propria forza, delle proprie peculiarità e del proprio desiderio di essere leader come solo una donna può esserlo: al femminile! Le donne rappresentano un potenziale ancora inespresso e una fonte poco esplorata di talenti.
  • La scomoda verità è che non è sufficiente garantire pari opportunità, ma, prima di rimuovere gli ostacoli all’affermazione delle leadership femminile, è importante scoprire sè stesse e la propria energia e canalizzarla attraverso la formazione, la riflessione consapevole sui propri punti di forza e la sperimentazione attiva delle proprie capacità.

Se manca questo presupposto, se non ti conosci profondamente, se non credi in te stessa… allora, secondo me (e sempre e solo secondo me) non serve iniziare neanche a parlare di leadership… men che meno femminile.

Ma perché parlare di leadership femminile allora?

Per quanto mi riguarda semplicemente perché è un tema che mi piace e mi appassiona: mi entusiasma la possibilità di sostenere le persone in un percorso di crescita e sviluppo e supportare le donne nella scoperta delle loro peculiarità fa parte di questa passione.

Penso sia difficile negare che, nonostante il desiderio di “essere trattate” al pari degli uomini (e qui rimango appositamente ampia e vaga per rispettare ogni opinione in merito), uomini e donne sono semplicemente …diversi.

Interconnessi certamente, complementari anche, ma pur sempre diversi.

E in questa diversità noi donne abbiamo un’opportunità che i nostri adorati uomini non hanno: la possibilità di avere (fisicamente) figli, di vivere la gravidanza e, di conseguenza, questo cambiamento totalizzante che permette nel profondo (ma veramente nel profondo) di capire chi siamo e cosa possiamo fare.

E anche lì dove questa opportunità non ci sia stata concessa o non sia semplicemente desiderata, noi donne abbiamo la possibilità di recuperare i singoli momenti o step della gravidanza in tanti altri momenti della vita (solo) femminile (cambiamenti fisici e ormonali adolescenziali, cerebrali e comportamentali influenzati da un’emotività solo femminile) e condividerli come solo delle donne sanno fare (le quali non vivono un cameratismo prettamente maschile, ma, se lo desiderano, sono in grado di vivere una sorellanza “ormonale”, fisica, emotiva, cerebrale e comportamentale unica e, ancora, totalizzante).


Questo è il punto di partenza e di chiusura: vivere intensamente la gravidanza, condividerla in modo totalizzante come solo le generazioni attuali (gen x, gen y, millennials…)  possono fare: libere da tabù o preconcetti leggendari e non scientifici, da convinzioni culturali limitanti…

Se vuoi intraprendere un percorso sulla leadership femminile, se vuoi aiutarti a tirar fuori le tue risorse per essere una leader come solo una donna può essere:

  • Pensa di avere delle potenzialità magari ancora nascoste… come la gravidanza ti ha fatto scoprire…
  • Pensa di avere dei talenti che ancora la quotidianità non ha fatto affiorare… come solo la maternità poi ha fatto emergere.
  • Pensa di avere una forza fisica che sia la gravidanza sia la maternità ti hanno permesso di avere (e ti hanno fatto sentire spesso Wonder Woman!)
  • Pensa di avere una capacità emotiva e un’empatia che solo la gravidanza, portando in grembo un altro essere umano, ti ha fatto vivere: il sentire come le tue emozioni lo influenzavano (e lo influenzano) e come le sue ti influenzavano (e ti influenzano).
  • Pensa alle riflessioni ed ai ragionamenti che ti sei permessa durante la gravidanza e alla scoperta di tutto quanto sopra.
  • Pensa ai comportamenti diversi, inaspettati, e soprattutto TUOI e veramente tuoi, che hai iniziato ad agire sia durante la gravidanza sia la maternità.
  • Pensa alle cose che hai imparato a fare e che non pensavi di poter fare soprattutto durante i primi momenti della maternità.
  • Pensa alle competenze che hai acquisito nel gestire te (e il tempo), i tuoi figli, il tuo uomo e la famiglia (più o meno allargata), il lavoro, l’ordinarietà e la straordinarietà casalinga…

E adesso pensa a chi sei ora…woman-leadership-infinito-forza

Pensa alla tua leadership come la gravidanza ti ha fatto conoscere te stessa.

Pensa che se tu donna oggi vuoi “essere” leader (in un contesto professionale che ha le sue logiche, i suoi modelli di riferimento, le sue esigenze e le sue criticità) hai la possibilità di attingere ad una consapevolezza fisica, emotiva, cerebrale e comportamentale profonda che ti darà certamente la possibilità di affrontare questa sfida.

A questo punto… penso si possa iniziare a parlare di leadership … al femminile… se ti va….



Dedicato a …

Questo post è dedicato alle mie compagne dell’avventura più emozionante e coinvolgente della mia vita: la gravidanza.

Offro queste mie parole alle future mamme del corso pre-parto del S. Gerardo di Monza “Febbraio-Maggio 2017″ e a Michela: l’ostetrica dall’empatia profonda e dalla capacità di coinvolgimento entusiasmante ed appassionante.

Con affetto, Marika

[1] (da “Come io vedo il mondo” del 1956) Albert Einstein: una semplice ricetta per affrontare la crisi